Un Inverno freddo e pericoloso

Che cosa devo dire…
ovviamente parlare del Ridente Borgo di El, ormai sembra quasi una presa in giro, l’Inverno ci ha martoriato con agguati e misteri, come non accadeva da qualche secolo, almeno stando a quanto ho trovato scritto nella biblioteca, di certo non avevamo affrontato difficoltà del genere se si eccettuano i primi anni del mio arrivo a El.
Allora quelle disavventure mi furono propizie perchè ero arrivata per curarmi di El e le difficoltà incontrate mi aiutarono a dimostrare la mia benevolenza verso questo piccolo luogo, ma adesso stento a vederne l’utilità e se una ragione riesco a scorgere non sono sicura di volerla indagare.

Non compirei bene il mio dovere di storica se non dicessi qual è stato l’evento che mi ha più dato pensiero in questi mesi.

Al torneo di fine inverno il nostro Borgomastro è stato avvelenato. Un lama di un coltello del Bardo Ludibrio poi risultata avvelenata a sua insaputa l’ha ferito e lasciato scorrere nel suo sangue il potente veleno Serpente Imperiale. Terre lontane sono la patria di questo liquido che uccide se iniettato nel corpo della vittima. Una ferita al petto è stata quasi fatale per Kastor che ha lottato tra la vita e la morte per più di quattro notti. Io e Maya ci siamo avvicendate al suo capezzale mentre alternava momenti di immobilità quasi completa e stati di delirio in cui si dibatteva come fosse bloccato da catene invisibili.

Maya ha scritto pagine e pagine sui medicamenti utilizzati e sui loro effetti, le preghiere di Tara, invece sono risultate quasi del tutto inutili, se non per tenere con noi, con canti noti la mente di Kastor, perché non volasse lontani in chissà quali incubi.

Ai primi segni di ripresa di Kastor abbiamo sentito il Bardo nel frattempo incarcerato, lo abbiamo interrogato e abbiamo scoperto che non aveva nessuna idea di quando la sua arma poteva essere stata manomessa. Inoltre il Bardo si è messo a nostra disposizione per le indagini e per ricercare il vero colpevole e, seppur scosso da essere stato lui l’artefice del lancio che aveva ferito il borgomastro ha detto che avrebbe fatto tutto ciò che era in suo potere per trovare chi lo aveva voluto incastrare.
Gli altri partecipanti al torneo sono stati sentiti e con Vipir in testa abbiamo deciso di recarci a Kelvin per trovare informazioni sul veleno che non si trova nel territorio di El, ma in terre molto più lontane.

Annunci

Saluti di Arialyda

Miei Carissimi,

Tra pochi giorni lascerò il Borgo di El, il cammino verso Alfheim non è breve e, no, non posso usare l’amuleto come talvolta mi avete visto fare. Mi sono accorta infatti che il suo utilizzo ha per me effetti gravemente debilitanti. Anche per questo perciò, intraprendo il mio viaggio: voglio imparare di più su questo artefatto ed è la mia famiglia che lo ha custodito per secoli a potermi aiutare in questo percorso di conoscenza. Spero di poter essere di ritorno nel primo mese dell’anno, Nuwmont. Dovendo scegliere un periodo per il mio ritorno ad Alfheim, la mia terra natale, essere là per la Notte di Volta è stata la decisione più ovvia, ma che mi anche rasserenato nella certezza della sua necessità e correttezza.

Per noi elfi, la Notte di Volta è il momento durante il quale si rinsaldano le radici, ci si riunisce con i cari e con la terra e dalla terra si rinverdisce la nostra lunga esistenza.

Mi mancherete, ma spero con questo viaggio di tornare più salda e più forte, così da poter essere di maggior aiuto al Borgo di El in futuro.

Per Kastor, abbi cura di te e della piccola Leda. Che la Notte di Volta sia per voi momento di gioia e spensieratezza, dopo questi mesi pieni di incertezze.

Per Kalos, abbi cura di te, doppiamente. Abbraccia caramente la tua mamma da parte mia… e approfitta di questo clima rigido per studiare. Ho lasciato i volumi che contengono conoscenze alla tua portata nello studio di Maya, ben chiusi in una scansia, anzi, potresti badare per me che la poca vista della nostra cara alchimista non me li rovini? Ti abbraccio, a presto.

Per i nostri avventurieri, spero di riincontrarvi ad El al mio ritorno, se così non fosse sono certa che i vostri percorsi vi riserveranno grandi soddisfazioni comunque.

Porgo i miei saluti a tutti voi,

Arialyda da El

La Biblioteca

La Biblioteca

Quando arrivai qui la torre era già esistente, una piccola torretta di guardia appena all’interno della recinzione che delimitava El.

Mi stabilii là perché trovo una certa affinità con i luoghi sopraelevati e perché, al suo interno la torre era spaziosa, abbastanza da custodire i primi volumi che già avevo iniziato a collezionare. Iniziai con il posizionare gli scaffali negli slarghi e nelle salette, insieme a piccole sedute e a collocare i lumi ad olio nei posti che mi sembravano più sicuri e meno in prossimità delle pergamene.

Per gli oggetti che piano piano ho collezionato, di mercato in mercato e di mese in mese, ho fatto costruire degli alloggiamenti con fermi per evitare che i pur pochi visitatori non avessero voglia di cambiar loro di posto.

La saletta al terzo giro di scale (terzo piano) troverete un lungo tavolo da studio e un lungo scaffale deputato ai volumi di magia esposti in vista, mentre le carte geografiche e i volumi sono invece custoditi in armadi chiusi e al riparo dalla luce essendo per la maggior parte dipinte a colori sgargianti e a rischio di deterioramento.

Contrariamente alle sorti di molte biblioteche che nel tempo hanno subito incendi e distruzioni, nella Torretta di El non è mai successo nulla di simile negli ultimi 200 anni. Io sono decisamente maniacale quando si tratta dei miei volumi e credo che mi capirete senza difficoltà se vi dico che più della metà di ciò che troverete non è solo studiato, ma interamente scritto da me. Capirete come nella mia biblioteca ogni fiamma sia protetta da un “filtro” magico che ne rende meno pericoloso il contatto con le pergamene.

[Arialyda da El]

DELL’ECONOMIA DI EL E DI COME VI SIA L’USO DEL BENEFICIO E DEL CONSORZIO

DELL’ECONOMIA DI EL E DI COME VI SIA L’USO DEL BENEFICIO E DEL CONSORZIO

Ad El circola ben poca moneta. I viandanti la portano, ma nei mesi in cui non circola molta “gente nuova” anche le monete da loro portate rimangono inutilizzate. Il passaggio delle Gabelle talvolta giunge quasi come un sollievo, liberando il paese dalla smania del far di conto e riportando alle abitudini degli scambi tra pari e della prestazione d’opera o Beneficio.

Potrei arrivare a raccontarti che qui ad El, forestiero, esistono dei mestieri che tutti sanno fare e oggetti banali più preziosi dell’Oro. Tutti sanno ricavare utensili dal legno, tutti o quasi sanno rammendarsi una tunica o rattoppare uno stivale, in molti sanno andare a cavallo anche se non tutti ne posseggono uno, perché i terreni a volte sono scoscesi e accidentati soprattutto quando piove, tutti sanno ricavare la colla dallo zoccolo di agnello, ma il fabbro…lui è quasi venerato. Per prima cosa lavora un materiale che non è reperibile ad occhio nudo e poi ne ricava oggetti di una tale utilità e così insostituibili che non c’è legno, cuoio, pelliccia che tengano. Le teste delle nostre frecce, i ferri per i cavalli, tutto ciò che potremmo avere solo viaggiando per giorni e acquistandolo nei mercati.

I mercati stagionali sono il maggior afflusso e deflusso di moneta. Prevalentemente li utilizziamo per lo scambio di semenze e attrezzature.

Antica è l’arte dell’erborista e dello speziale che qui, grazie alle numerose erbe che nascono nel territorio, è espressione quasi naturale e conoscenza di base fin dalle giovani età soprattutto perché passa anche attraverso la conoscenza e la cottura dei cibi.

Il Borgomastro, prima di sobbarcarsi il peso della guida del borgo, praticava il mestiere di cuoiaio, il Borgomastro precedente invece era un abile cavallerizzo e allevatore, il precedente ancora possedeva l’unico filatoio del paese, lasciato in beneficio, dopo la sua dipartita, ad ogni donna, uomo o bambino che ne faccia richiesta e si sia dimostrato nel tempo abile ad imparare.

In generale si può dire, esiste ad El uno strettissimo legame tra il lavoro nei campi e quello con il bestiame e questo garantisce al paese un’economia piuttosto autonoma. Pochi sono gli oggetti stravaganti che passano per qui, portati nelle fiere, lasciati in cambio di qualche buon boccale di Birra o proprio dimenticati.

Per quanto mi riguarda in genere scambio pozioni, filtri e medicamenti per volumi che mi faccio portare dai centri maggiori.

La Biblioteca

La Biblioteca

Quando arrivai qui la torre era già esistente, una piccola torretta di guardia appena all’interno della recinzione che delimitava El.

Mi stabilii là perché trovo una certa affinità con i luoghi sopraelevati e perché, al suo interno la torre era spaziosa, abbastanza da custodire i primi volumi che già avevo iniziato a collezionare. Iniziai con il posizionare gli scaffali negli slarghi e nelle salette, insieme a piccole sedute e a collocare i lumi ad olio nei posti che mi sembravano più sicuri e meno in prossimità delle pergamene.

Per gli oggetti che piano piano ho collezionato, di mercato in mercato e di mese in mese, ho fatto costruire degli alloggiamenti con fermi per evitare che i pur pochi visitatori non avessero voglia di cambiar loro di posto.

La saletta al terzo giro di scale (terzo piano) troverete un lungo tavolo da studio e un lungo scaffale deputato ai volumi di magia esposti in vista, mentre le carte geografiche e i volumi sono invece custoditi in armadi chiusi e al riparo dalla luce essendo per la maggior parte dipinte a colori sgargianti e a rischio di deterioramento.

Contrariamente alle sorti di molte biblioteche che nel tempo hanno subito incendi e distruzioni, nella Torretta di El non è mai successo nulla di simile negli ultimi 200 anni. Io sono decisamente maniacale quando si tratta dei miei volumi e credo che mi capirete senza difficoltà se vi dico che più della metà di ciò che troverete non è solo studiato, ma interamente scritto da me. Capirete come nella mia biblioteca ogni fiamma sia protetta da un “filtro” magico che ne rende meno pericoloso il contatto con le pergamene.

[Arialyda da El]

11 Ambyrmont

Dai diari di Arialyda, El

Ci sono voluti molti giorni per riordinare nella mia mente i fatti accaduti il giorno 11 Ambyrmont ad El.

Una giornata convulsa per quanto mi è stato dato di capire dai racconti degli avventurieri e dei ragazzi del Borgo.

Alla mattina eravamo ormai tutti giunti alla decisione di inviare un piccione viaggatore verso Kelvin per chiedere rinforzi contro queste oscure presenze che si sono troppo avvicinate al nostro borgo. La piccionaia fino al giorno prima però era stata sguarnita.

La presenza negli incontri del giorno prima di un non morto mi aveva anche confermato nell’idea di dover consultare al più presto Tara, la nostra chierica, che, per quanto ne sapevo, però era ancora a Kelvin.

Il rientro dalla piccionaia del Borgomastro ci ha portato una brutta notizia. Un piccione era rientrato, ma con un messaggio da Kelvin di un confratello di Tara che ne chiedeva notizie.

Fratello Bulgur dal tempio di Kelvin chiede nuove sulle sorti di sorella Tara“Ho letto, quando Kastor mi ha portato il biglietto.

Tutti ci siamo diretti, senza parlare, di comune accordo, verso il tempio. Lo abbiamo trovato deserto, ma non c’era da stupirsene: Leila, l’apprendista di Tara, non ha ancora il permesso di occupare lo studio della sua maestra in sua assenza. All’interno tutto era ordinato. In terra solo una carta che pareva gettata via a caso. Ho quasi faticato a riconoscervi la grafia, composta e minuta, di Tara.

Il mio viaggio verso Nord-Est non può più essere rimandato, partirò presto. Ho inviato comunicazione con piccione viaggiatore perchè là sia tutto pronto al rinnovo dei miei voti e il mio periodo di ritiro. Non posso attendere oltre – poi, in una grafia quasi illeggibile, l’invocazione che tante volte ho sentito dalla bocca di Tara– possa Diulanna, la Benigna, vegliare sul mio cammino

Quando Dali mi ha chiesto se riconoscevo la scrittura di Tara ho dovuto dire di sì, ma ho precisato che una donna della pignoleria e metodicità della nostra chierica non avrebbe mai lasciato un foglio, imbrattato d’inchiostro, gettato a terra, in uno studio altrimenti pulito e spoglio. Non era da Tara quel comportamento.

Il Borgomastro ha confermato di aver visto la chierica allontanarsi taciturna la mattina di una decina di giorni prima, nella direzione che corrispondeva a quella scritta dalla lettera e anche di Kelvin, che dista da noi a piedi dai quattro ai cinque giorni di viaggio. Nella migliore delle ipotesi, hanno sentenziato Dali e Radik, la chierica era in ritardo sull’arrivo a Kelvin almeno di cinque giorni.

Il Borgomastro ha chiesto ai due avventurieri se volessero seguire la direzione presa dalla chierica e così avvicinarsi a Kelvin che sembrava comunque essere una destinazione utile per chiedere sia aiuto che informazioni, ma loro sembravano aver già deciso autonomamente; ci avrebbero aiutato anche questa volta e, anche questa volta i ragazzi del borgo non sono stati contenibili, Leda è scappata dalle raccomandazioni del padre e si è affiancata a Radik, Kalos e Flit che mi hanno fatto cenno che avrebbero vegliato su di lei. Si sono incamminati per la strada di Nord-Est con passo rapido.

L’attesa alla locanda è stata snervante, con il Borgomastro così agitato che ho dovuto faticare per non aggredirlo accusandolo di non voler affrontare i suoi guai in prima persona. D’altronde, vedendomi irritata, Kastor ha badato a non dare libero sfogo alle sue apprensioni e a non tartassarmi di ipotesi e domande su come e quando tutto si sarebbe concluso.

Dopo poco più di un ora Flit, Leda e Kalos sono rientrati con Tara, sconvolta nel volto e barcollante, al loro seguito. Al rientro degli altri avventurieri la chierica è stata congedata e io l’ho accolta nelle sue stanze. Era ferita, sfinita, emaciata; il suo sguardo spesso si perdeva nel vuoto, mentre chiedeva, insistentemente, in che giorno fossimo e che cosa le fosse successo nei dieci giorni precedenti. Parlare con lei, completamente smemorata e a tratti assente, mi ha riempito di angoscia, soprattutto quando, con i bambini venuti a farle visita, ha provato a simulare la sua solita cortesia, preoccupandosi addirittura di una piccola scheggia di rovo che era rimasta nel dito della giovane Leda. La fatica di quello sforzo mi ha convinto ad allontanare i ragazzi e far coricare la chierica.

Tornata alla taverna ho ascoltato il racconto di come il gruppetto avesse notato tracce sparse lungo il sentiero, come si fossero imbattuti in un lupo dagli occhi rossi che li aveva osservati e, testualmente, lasciati passare, mentre si cibava di un cerbiatto. Le tracce li avevano guidati fino alla grande quercia, deviando verso Nord rispetto al percorso che porta a Kelvin. Là, seduta su un masso, avevano visto la chierica, ma quando avevano provato a parlarle ella si era alzata e, con sguardo spiritato, aveva iniziato ad attaccarli con due armi: la sua mazza e il martello che da meno di un anno porta sempre con sè, dono o prestito, non so, di una chierica sua cara amica.

Radik mi ha raccontato che la chierica sembrava essere immune a quasi ogni magia e attaccava ciecamente, ma con ferocia. Era stata colpita numerose volte dalle frecce di Dalì, assalendolo finché non aveva terminato i suoi dardi. Poi aveva affrontato il martello di Dali e la spada di Radik, mentre i due ragazzi correvano a recuperare le frecce per il ranger. Infine i colpi subiti l’avevano ridotta a terra stremata. Mentre sveniva, Tara aveva abbandonato il martello e si era abbracciata alla sua mazza ferrata.

Dal suo corpo spossato e coperto di una strana materia viscosa verde era comparso un ragno minaccioso che aveva attaccato tutti, con zampe e zanne. L’opera congiunta del mago e del nostro ranger ha permesso loro di sconfiggerlo, girandolo infine a zampe all’aria.L’orrido corpo si era disgregato in pochissimo tempo e aveva lasciato una pozza della stessa materia viscosa e verdastra che però il terreno aveva assorbito molto rapidamente. Sparito il ragno anche Tara era parsa riprendersi dallo svenimento e passare ad un sonno anche se tutt’altro che tranquillo, aiutata anche da piccole bacche che Leda e Kalos le avevano fatto mangiare nel dormiveglia. Anche dal suo corpo la sostanza verde era sparita. Piccole tracce ne erano rimaste solo sulla pietra della caverna davanti alla quale era stata trovata Tara in trance. Dalì ne volle raccogliere una parte sulla punta di una freccia con la promessa di farlo esaminare a Radik non appena tornati alla locanda.

Là però ci apparve fin troppo chiaro che il mistero dei capi di bestiame spariti non si era affatto sciolto. Tara, sebbene confusa e immemore, fu irremovibile nel dire che sicuramente nei giorni della sua scomparsa non si era di certo nutrita di alcun essere vivente, non c’era potenza maligna di alcun genere che le avrebbe fatto vincere la sua ripugnanza verso la carne. Così il bestiame scomparso non poteva essere opera sua, nè del ragno che da lei sembrava essersi materializzato, da lei o da ciò che le era accanto. Gli sguardi di tutti erano attratti dal martello e tutti noi provavamo una certa repulsione nel toccarlo. Mentre Radik metteva in una fiala il liquido verde e Dalì puliva le frecce, Tara si ritirò per riposare, lasciandoci ancora dubbiosi sia su quanto potente sembrava la sua possessione, sia sugli eventi notati durante la ricerca della chierica, primo tra tutti il lupo dagli occhi rossi e il suo strano atteggiamento.

È trascorso poco tempo prima che gli avventurieri decidessero di rimettersi sulle tracce del lupo, alla caccia si è unito Sammy Fig, l’aiuto stalliere del borgomastro, un ragazzetto un po’ irriverente di quasi diciotto anni. Gli ho affidato i ragazzi e li ho visti allontanarsi verso la strada di nord est, con gli ulivi da una parte e il bosco dall’altra.

Al loro ritorno, quasi tre ore dopo, ho visto turbato soprattutto Dalì. Il gruppo aveva incontrato di nuovo lo strano lupo dagli occhi rossi. Questa volta la bestia li aveva attaccati, ma una volta sconfittamentre tutti cercavano di capire quele strano sortilegio la tenesse e muovesse (visto che dall’odore e dall’aspetto era chiero che non potesse essere un comune animale, seppur malandato) la sua figura era scomparsa, addirittura lasciando intatte le cinghie con le quali Dalì l’aveva legata per le zampe.

Forse era questo ad aver turbato particolarmente il nostro avventuriero.

Sulla strada del ritorno erano stati attratti verso i pascoli e la collina da una strana sagoma riversa a terra. La carcassa di un cavallo, sbranata per la maggior parte, ma non avevano avuto il tempo di avvicinarsi che un grosso e nero lupo dalla postura umana li aveva attaccati brandendo le sua lunghe zampe come lame. Il bastone di Sammy aveva potuto ben poco e il ragazzo aveva prestato soprattutto attenzione a tenere i ragazzi più piccoli lontani dai pericoli dando loro il tempo di recitare le loro magie al sicuro. Dalì e Radik, ormai con una sintonia acquisita avevano finito la bestia. Non c’era stata alcuna necessità di esaminare a lungo il cadavere, un povero essere umano maledetto da una delle piaghe più temute e trasformato in lupo mannaro.

Ecco l’artefice delle razzie alle nostre mandrie… forse per un po’ i nostri allevatori potranno tirare un sospiro di sollievo.

Ma l’ultima vittima del lupo mannaro non era stata una mucca, ma un cavallo e soprattutto il suo cavaliere il cui cadavere giaceva completamente sbranato non distante dalla sua cavalcatura. I resti dei finimenti portavano i colori di Kelvin e in un sacca Dalì aveva trovato il messaggio che in realtà aspettavamo, anche se le voci lo avevano preceduto. L’annucio ufficiale dell’arrivo della carovana delle Gabelle con il Ministro del Tesoro, Lord Valdo Tisza.

I ragazzi guidati da Dalì avevano ispezionato il corpo e, soprattutto, reso degna sepoltura al cadavere. Sono stata contenta di apprendere come si siano comportati in maniera corretta e rispettosa di fronte a quello spettacolo che deve essere stato molto toccante per loro.

Quando Dalì ci ha raccontato il contenuto della lettera trovata nell’equipaggiamento del messaggero è stato ovvio che per questo si era impensierito, in dubbio se l’assalto a cavallo e cavaliere fosse stato casuale e guidato della fame o in qualche maniera voluto e premeditato per interrompere le comunicazioni con il Borgo.

Di certo, ci disse, dopo questo fatto, avrebbe volentieri intrapreso la strada verso Kelvin per agevolare il passaggio della carovana e avvertire per tempo Lord Tisza di ciò che era successo ad El, affinché il Ministro stesso potesse valutare bene il percorso.

Kastor fu molto felice di questa iniziativa e, anzi, fornì due lettere di presentazioni di Dalì e anche di Radik che aveva deciso di seguirlo.

Il giorno seguente all’alba io e Kalos e Leda con suo padre Kastor, Borgomastro di El, salutammo Kastor e Dalì in partenza sulla strada di El in direzione di Kelvin, colmi di gratitudine, ma consapevoli del fatto che il Borgo ormai risvegliatosi dal torpore di alcuni decenni non avrebbe più riposato sonnacchioso. Tevamo soprattutto il sopraggiungere della stagione fredda e delle sue notti sempre più lunghe…